Avevo dato conto in un precedente abstract
del tema della opponibilità (o meno) al fallimento della trascrizione
dell'azione giudiziale ex art. 2932 c.c. (da parte il promissario
acquirente in bonis) prima della sentenza di fallimento del promittente venditore.
La sentenza che accoglie la domanda (e produce gli effetti del contratto
definitivo non concluso) è opponibile al Curatore e/o la trascrizione
antecedente preclude al curatore la facoltà di sciogliersi dal contratto
ex art. 72 L.F.?
Dopo la sentenza
della Cassazione Civile, Sezioni Unite, 7 luglio 2004, n.12505 (la quale, con un renvirement rispetto
al pregresso orientamento giurisprudenziale, aveva sancito
l'opponibilità della domanda nei confronti del fallimento: peraltro su
altra fattispecie), la Suprema Corte era tornata sui propri passi con le
sentenze nn.10436/05, 20451/05, 28479/05,
46/06, 542/06, 4888/07, 33/08, 17405/09, 27111/13, 27854/13 e 28668/13.
In sintesi la giurisprudenza maggioritaria continuava a propendere per attribuire al
curatore detta facoltà, consentendogli d'impedire giudizialmente (e con
il solo limite di un giudicato anteriore al fallimento) l'effetto traslativo
(ovvero l’esecuzione in forma specifica).
La fattispecie, quindi, era approdata alle Sezioni Unite, mediante
ordinanza n. 27111 del 4 dicembre 2013 della Prima Sezione della Corte
di Cassazione (l'Ill.mo Presidente dott. Rordorf).
Ebbene.
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 18131 del 16 settembre 2015, si è pronunciata ribadendo pienamente il proprio precedente a Sezioni Unite del 2004.
La Corte - con pregevole motivazioni - ha statuito che non vi sono
elementi per ritenere che i casi citati dall'art. 72 L.F. siano
eccezione ad una regola opposta o piuttosto applicazione specifica della
regola stessa.
Il dato testuale dell'art. 72 L.F. è ambiguo e non risolutivo.
Soccorrono - prosegue la Corte - due dati ermeneutici: il dato
sistematico e la ratio legis.
L'articolo 45 L.F. va coordinato con gli articoli 2652 e 2915 c.c. così
che la trascrizione ex artt. 16 e 17 L.F. della sentenza di fallimento
posteriore alla trascrizione della domanda ex art. 2652, n.2 c.c.
non spiega i suoi effetti nei confronti del promissario acquirente a
mente dell'art. 45 L.F.
La Corte - a fronte di questo impianto normativo - non trova ragioni
logico-giuridiche per introdurre una eccezione per le sole domande ex
art. 2932 c.c. sulla scorta di una generale intangibilità (non
codificata per la fattispecie in esame) del patrimonio del fallito.
La Suprema Corte, inoltre, indaga sull'altro criterio ermeneutico e cioè l'intenzione del legislatore.
Nel bilanciamento degli interessi confliggenti (entrambi meritevoli di
tutela) i Giudici di piazza Cavour assumono come la durata del processo
non possa danneggiare la parte che ha ragione, principio ormai
consolidato nel nostro sistema giuridico.
Pertanto al Curatore non è impedito di recedere dal contratto preliminare ma tale recesso non ha effetti nei
confronti del promissario acquirente che ha proposto (e trascritto) la
domanda ex art. 2932 c.c. anteriormente alla sentenza di fallimento e,
successivamente, risulti vittorioso nell'azione.
Diversamente ragionando i tempi della giustizia andrebbero a minare la
parte vittoriosa precludendogli l'effetto prenotativo dell'art. 2562 n. 2
c.c.
Non posso che citare testualmente il ragionamento conclusivo della Suprema Corte:
«Quel che si vuol dire è che l'interpretazione si evolve in sintonia con l'evoluzione del sistema giuridico e che certi principi - assurti quasi a dogma - come quello della intangibilità del patrimonio del fallito al momento della dichiarazione di fallimento devono essere costantemente adeguati ad un sistema giuridico in movimento.»
Grandissima lezione di diritto degli ermellinati.